Storia di Capo Verde: Dalle Origini all’Indipendenza
Le isole di Capo Verde rimasero inesplorate fino al XV secolo. Nel 1456, il veneziano Alvise Cadamosto e il genovese Antonio da Noli, insieme a navigatori portoghesi, le descrissero come terre disabitate. Tuttavia, alcuni storici ipotizzano che fossero già state visitate da pescatori africani o commercianti arabi e fenici.
La Colonizzazione e la Tratta degli Schiavi
Nel 1462 fu fondata Ribeira Grande (oggi Cidade Velha) sull’isola di Santiago, dando inizio alla colonizzazione. Grazie alla posizione strategica nell’Atlantico, Capo Verde divenne un punto di scalo per le navi dirette in America e un centro chiave per il commercio degli schiavi africani.
L’agricoltura, basata su coltivazioni importate, non ebbe successo a causa del clima arido. Così, gli abitanti si dedicarono principalmente al rifornimento delle navi e alla tratta degli schiavi, che per tutto il Cinquecento rappresentò la principale fonte economica dell’arcipelago. Il commercio si estese anche ad altri beni africani come avorio, cotone, gomma e miele.
Un’Arcipelago Segnato dalla Schiavitù e dalle Discriminazioni
Nel 1870 l’abolizione della schiavitù non migliorò immediatamente la vita della popolazione. Gli ex schiavi furono costretti a lavori forzati per decenni. Il Portogallo governava con un sistema basato sul colore della pelle, classificando la popolazione in ben 17 categorie, dal “nero scuro” al “quasi bianco”. Questo generò anche discriminazioni interne tra gli stessi capoverdiani.
Crisi Economica, Emigrazione e Carestie
Dall’inizio del Novecento, São Vicente sostituì Santiago come centro economico principale, attirando migranti dalle altre isole in cerca di lavoro. Tuttavia, la diminuzione del traffico marittimo e le ripetute siccità causarono gravi crisi. Nel 1921, la fame provocò la morte di 17.000 persone.
Già nel XIX secolo molti capoverdiani emigrarono verso gli Stati Uniti, in particolare nel New England, inizialmente come lavoratori sulle baleniere. L’emigrazione continuò nei decenni successivi, diventando un elemento chiave nella storia del paese.
Il Movimento Indipendentista e la Fine del Monopartitismo
Tra gli anni ’30 e ’50 nacque un movimento nazionalista, supportato dal quotidiano Claridade. Dopo anni di lotta, Capo Verde ottenne l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, con Aristides Maria Pereira come presidente e Pedro Pires come primo ministro.
Il PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde) prese il potere, ma il progetto di unificazione con la Guinea-Bissau fallì nel 1980, portando alla nascita del PAICV. Nei decenni successivi, Capo Verde si avvicinò ai paesi del blocco sovietico come l’URSS e Cuba.
Nel 1990, le proteste popolari portarono alla fine del monopartitismo. Carlos Veiga fondò il MpD (Movimento para Democracia), trasformando Capo Verde in uno stato democratico. Nel 1991, il MpD vinse le elezioni e governò per tutto il decennio, promuovendo investimenti stranieri e lo sviluppo del turismo, della pesca e dell’industria dei servizi.
Il Ritorno del PAICV e lo Sviluppo Moderno
Nel 2001 il PAICV tornò al potere con Pedro Pires presidente, segnando una nuova fase della politica capoverdiana. Il paese ha continuato a crescere puntando sul turismo e sugli investimenti esteri.
